Lo scorso giugno il calcio italiano ha visto un’ importante svolta con l’acquisizione da parte della Suning Holdings Group del 68,55% del pacchetto azionario dell’Inter. Una grande notizia per i tanti tifosi nerazzurri che finalmente sono tornati a sognare una sontuosa campagna acquisti con acquisti a 8 cifre, degna del Moratti più spendaccione. E i cinesi non hanno per niente deluso le attese: spesi 25 milioni per Candreva, 29 per Gabigol e soprattutto 45 milioni per il neocampione d’Europa Joao Mario, che insieme a Banega e Ansaldi e al netto delle cessioni fanno la cifra monstre di 103 milioni di euro. Biglietto da visita niente male per i nuovi proprietari neroazzurri. Sinceramente troppi per dei giocatori che, diciamocela tutta, non hanno portato quel salto di qualità che i tanti soldi spesi facevano prevedere. E i risultati sono per certi versi disastrosi: sesto posto in classifica dopo 26 giornate dietro Lazio (che di milioni ne ha spesi 5) e Atalanta (che ha addirittura chiuso in attivo), fuori ai gironi di Europa League e fuori ai quarti di Coppa Italia.

Questa è la conferma che, anche nel calcio, i soldi non sono tutto, specialmente se non li sai spendere, o meglio li spendi male. In situazioni come questa bisognerebbe intervenire principalmente sull’assetto societario e il principale colpevole sembra l’attuale direttore sportivo Piero Ausilio, il quale dovrebbe dare spiegazioni ai tifosi per gli scarsi risultati ottenuti in questi 3 anni da capo dell’area tecnica. E infatti, i cinesi sembrano essersi accorti che è proprio qui che c’è qualcosa che non va, tant’è che sui vari siti tematici circolano già da ora vari nomi sui possibili successori: il laziale Igli Tare è ad ora il principale indiziato per la successione.

Pertanto, nonostante l’Inter si candidi ad essere la squadra più ricca d’Italia, raccomandiamo ai suoi tifosi ancora molta pazienza e soprattutto basse aspettative nel breve periodo: Juve e Napoli (meno la Roma) sono destinate ad essere superiori anche la prossima stagione, sia perché hanno organici ben collaudati sia perché hanno gli uomini giusti nelle posizioni dirigenziali con un progetto societario e sportivo ben chiaro per il futuro, cosa che manca del tutto nella sede neroazzurra di Corso Vittorio Emanuele.

Sia chiaro: i soldi sono importanti e necessari per un progetto vincente ma ci vogliono anche gli uomini giusti. E all’Inter mancano proprio loro. Si potrà cominciare a pensare a un’Inter di successo quando sentiremo parlare di profondi scossoni all’interno della sua area tecnico-dirigenziale.

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