Il Napoli ha vinto la sua sedicesima partita in Serie A contro un buon Chievo, siglando altri 3 gol che l’hanno portata ad essere, ancora per questa giornata, l’attacco più prolifico della Serie A con 60 reti totalizzate. Ancora una volta Hamsik e Insigne sono stati protagonisti, con lo slovacco sempre più vicino al record di gol realizzati di Diego Armando Maradona.

La vittoria di questa domenica lascia quindi da parte le critiche di Aurelio De Laurentis post Real – Napol.

Il presidente, volato in America per le notti degli oscar, non sarà di ritorno in Italia prima di settimana prossima, quindi oltre alla partita con il Chievo, salterà anche la prossima sfida interna contro l’Atalanta. ADL aveva pesantemente criticato l’allenatore Maurizio Sarri per le sue scelte poco consone per la sfida di mercoledì scorso; di conseguenza, l’allenatore napoletano ha dovuto “accontentare” il presidente facendo un robusto turn over e schierando Maksimovic, Allan, Jorginho e Pavoletti (sostituito, poi, da Milik) come volti nuovi rispetto ai titolari di mercoledì. Alla fine chi è risultato decisivo? Insigne (già in gol al Bernabeu), Hamsik (sempre più leader e titolarissimo parteopeo) e Zielinski (volto per così dire nuovo, ma oramai titolare da inizio anno solare).

Con questo non vogliamo parlare di prestazione negativa da parte dei “subentrati”, ma di certo la differenza non l’hanno fatta loro e il Napoli continua ad andare avanti con i “soliti” migliori giocatori.

Un discorso simile, riguardante una squadra in crisi, lo si era fatto nella lontana prima parte di Dicembre dove, ai pareggi con Lazio e Sassuolo e la sconfitta allo Juventus Stadium, arrivarono 3 vittorie consecutive di cui 2 in campionato contro Inter e Cagliari (8 gol segnati e 0 subiti), e una in Champions, ai danni del Benfica, che ha sancito il primo posto del Napoli nel proprio girone. Ora ci accingiamo a vedere un Napoli che ha perso contro la migliore squadra al mondo, e che la domenica successiva liquida una squadra di medio alta classifica con molta tranquillità.

Possiamo quindi dedurre che la “crisi” è solamente di De Laurentis, stufo di non vedere la sua squadra giocare come vorrebbe lui? Potremmo considerarlo  l‘ennesimo “capriccio” di un presidente che vuole fare la formazione al posto dell’allenatore, schierando i giocatori che dice lui, sul quale ha speso fior di quattrini e che vede, quindi, perdere prezzo e svalutarsi? Se nel calcio contano di più il merchandising e le plusvalenze dei risultati, allora forse quello che intendiamo noi (e Sarri) è un altro sport.

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