Dopo anni di profonda sofferenza trascorsi tra retrocessioni dalla serie A e campionati anonimi in serie B culminati con il fallimento del 2004, il Napoli ha ritrovato grazie ad Aurelio De Laurentiis le posizioni che più le competono. Prima la celere risalita in Serie A e la qualificazione alle coppe europee, poi le due Coppa Italia del 2012 e del 2014 e la Supercoppa nel dicembre dello stesso anno contro la Juventus di Allegri. Ma i tifosi azzurri sentono che manca ancora l’ultimo tassello per coronare un percorso che finora si può comunque giudicare molto positivo. Lo scudetto.

Diciamo, anzitutto, che difficilmente in questi anni qualsiasi squadra del nostro campionato avrebbe potuto contrastare la fame rabbiosa della Juventus di riprendersi con gli interessi quello che le è stato tolto con Calciopoli. E certamente, il vantaggio economico di avere ogni stagione sportiva oltre 100 milioni in più a disposizione pesa parecchio sui risultati finali, per cui le lamentele di Sarri e De Laurentiis circa il minor fatturato dell’ SSC Napoli sono anche legittime. Ma non devono diventare un alibi per giustificare quel mancato (finora) salto di qualità che serve per raggiungere il top in Italia e in Europa. I piagnistei non sono mai la ricetta migliore per trovare una soluzione, e quindi la dirigenza campana deve inventarsi qualcos’altro per battere la Juventus e consacrarsi definitivamente nella storia del calcio.

Nelle ultime sessioni di mercato la società si è distinta per aver conseguito brillanti operazioni come Mertens (comprato a poco più di 9 milioni), Callejon (anche lui comprato per meno di 10 mln), Koulibaly (8 mln), oltre le plusvalenze monstre realizzate con Lavezzi e Cavani prima e Higuain poi. Ma sono troppi anche gli acquisti che lasciano tuttora perplessi. Pensiamo ad esempio ai vari Valdifiori, De Guzman, David Lopez, Edu Vargas. Soprattutto a centrocampo mancano quegli elementi che ti permettono di portare a casa il risultato anche quando la giornata non è delle migliori: il solo Marekiaro non basta, Jorginho e Allan non sono certamente dei top player e anche i vari Diawara, Zielinski e Rog sono ancora troppo acerbi per giocarsela con i migliori. Serve, insomma, qualche intuizione degna dei migliori ds per affrontare finalmente la Juve ad armi pari e rubarle lo scettro di squadra campione d’Italia.

A questo bisogna aggiungere anche un’eccessiva pressione da parte del pubblico partenopeo quando il Napoli si gioca il primo posto (si ricordi Napoli-Milan 1-1 dell’anno scorso quando il Napoli con una vittoria avrebbe riscavalcato la Juve al primo posto potendole mettere di nuovo più pressione) oppure quando c’è da inseguire costantemente l’avversario. Un pubblico bollente è il sogno di qualsiasi calciatore e il San Paolo è per distacco lo stadio più caldo d’Europa ma un po’ più di calma e di freddezza in certe situazioni sono componenti necessarie per superare i momenti di difficoltà e vincere. E al Napoli e all’ambiente partenopeo mancano ancora queste componenti.

Poi, a voler essere proprio cattivi, c’è da dire che lo stesso De Laurentiis potrebbe essere più generoso in certi frangenti. Negli ultimi due bilanci il Napoli ha registrato una perdita complessiva di circa 16 milioni di euro ma nei precedenti otto anni la società ha realizzato un attivo complessivo di oltre 80 milioni di euro. A questi vanno aggiunti i circa 15 mln di euro che hanno percepito negli ultimi 5 anni i componenti del Consiglio d’Amministrazione della società (tutti parenti e amici del presidente). Soldi che potevano fare molto comodo al mercato del Napoli.

Pertanto, diamo ampio merito al presidente De Laurentiis e ai suoi collaboratori per aver riportato il Napoli nel calcio che conta e per avergli forse regalato, anni di Maradona a parte, le pagine più belle della sua storia. Ma, caro Presidente, se vuoi vincere e far vincere il Napoli e la città di Napoli, devi sistemare ancora questi dettagli.

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